Quando si chiude un esercizio, incassi e pagamenti non raccontano sempre la vera storia economica dell’azienda. I ratei e risconti servono proprio a separare ciò che appartiene all’anno in corso da ciò che riguarda periodi diversi, con esempi utili per alberghi, imprese di servizi e PMI.
La competenza economica si governa con quattro distinzioni semplici
- Rateo attivo: ricavo maturato ma non ancora incassato.
- Rateo passivo: costo maturato ma non ancora pagato.
- Risconto attivo: costo già sostenuto, in parte rinviato agli esercizi futuri.
- Risconto passivo: ricavo già incassato, in parte di competenza futura.
- Il criterio del tempo funziona quando il valore della prestazione è costante nel periodo.
La logica della competenza economica
Il principio di competenza economica impone di attribuire costi e ricavi all’esercizio in cui maturano, indipendentemente dal momento in cui avviene il pagamento o l’incasso. È questo il motivo per cui una situazione bancaria positiva non coincide necessariamente con un utile corretto.
Le relative registrazioni sono scritture di assestamento. A fine esercizio integrano i valori mancanti oppure rettificano quelli già contabilizzati, così il conto economico mostra soltanto la quota realmente maturata.
L’OIC 18 considera questi strumenti adatti soprattutto a costi e proventi comuni a due o più esercizi, il cui importo varia in funzione del tempo. Se invece una prestazione è interamente maturata nell’anno, non si crea automaticamente un rateo o un risconto.
La distinzione pratica è più semplice di quanto sembri. Io parto sempre da due domande: il movimento finanziario è già avvenuto? E la quota economica appartiene all’esercizio corrente o a uno successivo?
Come distinguere le quattro categorie
La parola “attivo” indica normalmente un valore da ricevere o un beneficio economico futuro. “Passivo” indica invece un costo da sostenere o un ricavo già incassato che deve ancora maturare.
| Voce | Movimento finanziario | Competenza economica | Esempio |
|---|---|---|---|
| Rateo attivo | Non ancora avvenuto | Ricavo dell’esercizio | Canone maturato e incassato dopo la chiusura |
| Rateo passivo | Non ancora avvenuto | Costo dell’esercizio | Interessi maturati e pagati l’anno successivo |
| Risconto attivo | Già avvenuto | Costo di esercizi futuri | Assicurazione annuale pagata in anticipo |
| Risconto passivo | Già avvenuto | Ricavo di esercizi futuri | Canone annuale incassato anticipatamente |
La scorciatoia che consiglio è questa: rateo significa competenza prima del pagamento o dell’incasso; risconto significa pagamento o incasso prima della competenza. Poi si aggiunge la direzione economica, attiva o passiva.
Non bisogna confondere un rateo con una fattura da ricevere o da emettere. Se la prestazione è già completamente eseguita e manca soltanto il documento, si utilizza il conto relativo alla fattura mancante. Il rateo riguarda invece una quota maturata progressivamente nel tempo, spesso a cavallo tra due esercizi.
Come calcolare la quota e registrare l’assestamento
Quando il valore della prestazione è costante, il calcolo segue il criterio del tempo fisico. La formula più utilizzata è:
Quota di competenza = importo complessivo × periodo di competenza / periodo totale
Per un contratto annuale di 12 mesi, il mese di dicembre vale normalmente un dodicesimo. Se però il servizio non ha un’utilità uniforme nel tempo, il semplice conteggio dei mesi può essere scorretto. In quel caso si applica il criterio del tempo economico, collegando costi e ricavi alla prestazione effettivamente resa.
Scrittura di un risconto attivo
Un hotel paga 1.200 euro per un software gestionale valido dal 1° ottobre al 30 settembre dell’anno successivo. Nell’esercizio in chiusura competono 3 mesi, cioè 300 euro; i restanti 900 euro riguardano l’anno futuro.
La scrittura di assestamento sarà:
| Dare | Avere | Importo |
|---|---|---|
| Risconti attivi | Costi per software | 900 euro |
In questo modo il conto economico conserva soltanto i 300 euro di costo maturato. Nell’esercizio successivo il risconto viene riaperto e trasferito nuovamente al conto di costo.
Scrittura di un rateo passivo
Un finanziamento genera interessi per 600 euro nel periodo compreso tra ottobre e marzo. Al 31 dicembre sono maturati 3 mesi su 6, quindi il costo dell’esercizio è pari a 300 euro, anche se il pagamento avverrà più avanti.
| Dare | Avere | Importo |
|---|---|---|
| Interessi passivi | Ratei passivi | 300 euro |
La registrazione integra un costo già maturato e crea una passività patrimoniale. Non rappresenta ancora una fattura da ricevere, perché l’onere nasce dalla maturazione temporale degli interessi.
Gli esempi che chiariscono davvero il meccanismo

Assicurazione pagata in anticipo
Una struttura ricettiva paga il 1° novembre un premio assicurativo di 2.400 euro per dodici mesi. Nell’esercizio corrente competono 2 mesi, pari a 400 euro, mentre 2.000 euro sono un risconto attivo.
Il pagamento anticipato non rende automaticamente deducibile l’intero importo nell’anno. La quota rinviata segue la durata del contratto, purché il costo sia effettivamente riferito a un servizio distribuito nel tempo.
Canone di locazione pagato posticipatamente
Immaginiamo un contratto per un locale destinato a ristorante interno, con canone trimestrale di 3.000 euro pagato a gennaio per il periodo ottobre-dicembre. Se il pagamento riguarda interamente mesi già trascorsi, al 31 dicembre il costo è maturato e non serve un risconto.
Se invece il contratto copre dicembre, gennaio e febbraio e il pagamento avviene a marzo, la quota di dicembre può generare un rateo passivo di 1.000 euro, sempre che il canone sia uniforme e il periodo sia chiaramente documentato.
Ricavo incassato prima della prestazione
Una società alberghiera incassa 12.000 euro per un servizio di promozione valido da ottobre a settembre. Alla chiusura dell’esercizio, 3.000 euro sono di competenza corrente e 9.000 euro riguardano il periodo successivo.
La quota futura diventa un risconto passivo. Il ricavo già registrato viene rettificato per rinviare la parte non ancora maturata. Diverso è il caso di un semplice acconto ricevuto da un cliente per un soggiorno futuro: finché la prestazione non è resa, l’importo resta normalmente un debito verso il cliente e non un ricavo da riscontare.
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Commissioni delle piattaforme online
Le commissioni dovute a una piattaforma di prenotazione non vanno trattate automaticamente come risconti. Se sono legate a singole prenotazioni già effettuate, la competenza dipende dalla prestazione e dal soggiorno, non dal trascorrere uniforme dei mesi.
Questo è un caso in cui il tempo fisico può trarre in inganno. Prima di fare il calcolo, verifico sempre contratto, periodo di servizio e criterio con cui nasce il costo.
Dove finiscono in bilancio e cosa cambia fiscalmente
Nel bilancio ordinario, ratei e risconti attivi sono esposti nell’attivo dello stato patrimoniale, mentre quelli passivi compaiono nel passivo. La contropartita economica resta classificata secondo la natura del costo o del ricavo.
Per le società che redigono il bilancio in forma abbreviata o per le micro-imprese sono previste alcune semplificazioni di esposizione. Questo non elimina però la necessità di calcolare correttamente le quote e conservare la documentazione del contratto.
Sul piano fiscale, la scrittura contabile incide sulla determinazione del reddito quando il componente è fiscalmente rilevante e sono rispettati gli altri requisiti previsti. Non basta registrare un risconto per rendere automaticamente deducibile un costo.
Bisogna inoltre separare la competenza economica dall’IVA. La fattura, il momento di effettuazione dell’operazione e le regole IVA possono seguire una logica diversa da quella utilizzata per distribuire il costo o il ricavo tra gli esercizi. Nei casi più delicati, soprattutto con contratti pluriennali, canoni, premi e servizi digitali, io faccio verificare sempre la posizione dal commercialista.
La nota integrativa deve fornire, quando richiesto, informazioni sulla composizione delle voci e sui criteri di valutazione. Se l’importo è irrilevante, la normativa consente alcune semplificazioni, ma la scelta deve essere coerente e documentabile.
Gli errori che falsano la chiusura dell’esercizio
- Usare un risconto per ogni pagamento anticipato, anche quando il servizio non si distribuisce nel tempo.
- Confondere ratei e fatture da ricevere o da emettere.
- Dimenticare il riporto nell’esercizio successivo, lasciando il valore sospeso nei conti.
- Calcolare soltanto i mesi quando la prestazione ha un valore economico variabile.
- Considerare la scrittura civilistica come una regola IVA.
- Non conservare contratti e prospetti di calcolo a supporto dell’assestamento.
Per evitare errori, preparo un prospetto con contratto, importo totale, data iniziale, data finale, quota dell’esercizio e quota da rinviare. È una procedura semplice, ma riduce molto le registrazioni duplicate e rende più rapido il controllo del bilancio.
Una chiusura contabile più chiara parte dal calendario
La gestione corretta di queste voci non richiede formule complicate, ma un buon controllo delle scadenze. Contratti assicurativi, canoni, finanziamenti, licenze software e servizi ricorrenti dovrebbero essere raccolti in un calendario delle competenze già durante l’anno.
Il criterio decisivo resta sempre lo stesso: capire quando nasce economicamente il costo o il ricavo, poi confrontarlo con il momento del pagamento o dell’incasso. Quando questa verifica diventa una routine, le scritture di assestamento smettono di essere un adempimento dell’ultimo minuto e diventano uno strumento concreto per leggere meglio la redditività dell’azienda.
