Un ospite può scoprire un hotel su Instagram, confrontare le recensioni su Google, controllare le tariffe su una OTA e concludere la prenotazione sul sito ufficiale. Il customer journey comprende proprio questo insieme di esperienze, prima, durante e dopo il soggiorno, e aiuta a capire dove il marketing funziona e dove invece si perdono prenotazioni.
Una buona esperienza nasce da ogni punto di contatto
- Il percorso è completo e va dalla scoperta dell’hotel alla fase successiva al soggiorno.
- Ogni touchpoint conta, dal sito web alla reception, passando per recensioni, OTA, email e assistenza.
- La mappa del cliente rende visibili dubbi, frizioni e opportunità di vendita.
- Marketing e distribuzione devono lavorare insieme per offrire informazioni coerenti e facilitare la prenotazione diretta.
- Le metriche giuste collegano la qualità dell’esperienza a conversioni, ricavi e fidelizzazione.

Che cosa comprende davvero il customer journey
Non lo considero un semplice imbuto di vendita. Il funnel descrive il passaggio da un pubblico ampio a un numero più ristretto di clienti, mentre il percorso esperienziale osserva che cosa vive e prova la persona in ogni momento del rapporto con l’azienda.
Per un hotel, questo significa analizzare il modo in cui un potenziale ospite trova la struttura, valuta le alternative, prenota, riceve assistenza, soggiorna e decide se tornare. Anche un dettaglio apparentemente secondario, come una risposta lenta a una richiesta o una tariffa poco chiara, può influenzare la scelta finale.
I punti di contatto, chiamati anche touchpoint, sono tutti gli elementi attraverso cui il cliente entra in relazione con la struttura. Alcuni sono digitali, come il sito, le campagne pubblicitarie e le recensioni; altri sono umani e fisici, come il telefono, il check-in, la camera e il servizio al ristorante.
La parte più sottovalutata è spesso quella emotiva. Un ospite non valuta soltanto il prezzo, ma anche la fiducia, la semplicità e la sensazione di essere seguito. Per questo una promessa comunicata bene deve poi ritrovarsi nell’esperienza reale.
Le cinque fasi del percorso di un ospite
Le fasi non sono sempre lineari. Un viaggiatore può tornare più volte sul sito, confrontare canali diversi o interrompere la ricerca prima di riprenderla dopo qualche giorno. Una struttura ricettiva ha comunque bisogno di uno schema operativo per capire quali messaggi e quali strumenti usare.
| Fase | Che cosa fa l’ospite | Touchpoint principali | Obiettivo dell’hotel |
|---|---|---|---|
| Scoperta | Viene a conoscenza della struttura | Social, ricerca online, pubblicità, passaparola | Farsi riconoscere e risultare rilevante |
| Valutazione | Confronta offerte, posizione e recensioni | Sito, Google, OTA, foto, portali turistici | Ridurre dubbi e mostrare il proprio valore |
| Prenotazione | Sceglie camera, tariffa e canale | Booking engine, telefono, OTA, email | Rendere il processo chiaro e senza ostacoli |
| Soggiorno | Utilizza il servizio e forma il giudizio | Reception, camera, ristorante, assistenza | Mantenere la promessa fatta in fase commerciale |
| Post-soggiorno | Lascia un feedback e decide se tornare | Email, survey, recensioni, programma fedeltà | Trasformare la soddisfazione in relazione |
Dalla scoperta alla valutazione
Nella prima fase il contenuto deve rispondere a un desiderio, non limitarsi a mostrare una camera. Un boutique hotel a Firenze può comunicare la vicinanza ai musei, un resort in Puglia può valorizzare il ritmo lento della vacanza e una struttura business a Milano può puntare su collegamenti, Wi-Fi e flessibilità.
Quando l’utente confronta le opzioni, diventano decisive informazioni verificabili e facilmente leggibili. Foto aggiornate, servizi inclusi, condizioni di cancellazione, distanza dai punti d’interesse e recensioni recenti spesso incidono più di una descrizione creativa.
Dalla prenotazione alla relazione
La prenotazione è un passaggio delicato perché ogni campo inutile, costo mostrato tardi o differenza tra il prezzo pubblicizzato e quello finale può generare abbandono. Io controllo sempre il processo da smartphone, come farebbe un cliente che prenota durante uno spostamento.
Dopo la conferma, l’esperienza è già iniziata. Una email chiara con riepilogo, indicazioni per arrivare e contatto diretto della struttura riduce l’ansia e prepara il soggiorno. Durante la permanenza, invece, la velocità con cui il personale risolve un problema può pesare più di una campagna pubblicitaria ben costruita.
Come costruire una mappa utile e non decorativa
Una customer journey map efficace non è un poster pieno di frecce e parole generiche. È uno strumento di lavoro che collega fase, bisogno, punto di contatto, emozione, problema e responsabile interno.
- Scegli un profilo preciso. Non partire da “il cliente medio”. Definisci, per esempio, una coppia straniera in cerca di un weekend romantico o un professionista che viaggia per lavoro.
- Ricostruisci il percorso reale. Usa analytics, richieste ricevute, telefonate, recensioni, dati del gestionale e conversazioni con il personale.
- Elenca i touchpoint. Inserisci anche quelli che non controlli direttamente, come una OTA, una recensione o una pagina social gestita da terzi.
- Individua le frizioni. Cerca passaggi poco chiari, risposte lente, informazioni incoerenti e momenti in cui il cliente deve ripetere gli stessi dati.
- Assegna una priorità. Parti dai problemi che bloccano la prenotazione o compromettono il soggiorno, non da quelli semplicemente più facili da correggere.
- Misura dopo la modifica. Ogni intervento dovrebbe avere un indicatore collegato, come conversion rate, tempo di risposta, cancellazioni o recensioni.
Un esempio concreto riguarda la colazione. Se il sito la presenta come inclusa, ma nel motore di prenotazione appare soltanto in una tariffa diversa, nasce una frizione evitabile. La mappa permette di vedere la contraddizione e di coordinare marketing, distribuzione e reception.
Coinvolgere più reparti è essenziale. Il marketing vede le campagne, il reparto prenotazioni ascolta i dubbi, la reception conosce gli imprevisti e il revenue manager osserva prezzi e domanda. La mappa diventa davvero utile quando trasforma queste osservazioni in azioni condivise.
Marketing e distribuzione devono raccontare la stessa storia
Un hotel può essere presente su sito diretto, OTA, social, portali locali, metasearch e canali offline. Essere ovunque non basta. Il cliente deve trovare prezzi, disponibilità, condizioni e promessa commerciale coerenti, altrimenti la moltiplicazione dei canali diventa confusione.
Le OTA sono utili per aumentare visibilità e intercettare domanda già pronta, soprattutto per una struttura poco conosciuta o in una destinazione competitiva. Il loro limite è la relazione più mediata e il costo della commissione, che varia in base al contratto e al mercato.
Il canale diretto offre maggiore controllo sull’esperienza, sui dati e sulla comunicazione successiva alla prenotazione. Non è però automaticamente migliore: se il sito è lento, il booking engine poco intuitivo o la tariffa non è competitiva, l’utente tornerà rapidamente su un portale più semplice.
La soluzione che preferisco è una distribuzione equilibrata. Le OTA possono portare nuovi ospiti, mentre sito, email marketing e CRM aiutano a costruire una relazione meno dipendente dall’intermediazione nel rispetto delle regole sulla privacy e dei consensi raccolti.
Il principio della coerenza omnicanale
Omnicanale non significa pubblicare lo stesso messaggio ovunque. Significa permettere al cliente di passare da un canale all’altro senza perdere informazioni. Se una persona chiede su Instagram se sono disponibili camere comunicanti, la risposta dovrebbe essere recuperabile anche dal team prenotazioni.
Per questo conviene definire una base comune di informazioni, con aggiornamenti su camere, servizi, tariffe, politiche e disponibilità. Il channel manager sincronizza l’inventario, ma non risolve da solo i problemi di contenuto o di servizio.
Quali dati misurare per migliorare l’esperienza
Misurare tutto è impossibile e spesso anche inutile. Preferisco pochi indicatori collegati a una decisione concreta, osservati per segmento, canale e fase del percorso.
| Area | Indicatore | Che cosa può rivelare |
|---|---|---|
| Scoperta | Traffico qualificato e costo per acquisizione | Se il marketing raggiunge persone realmente interessate |
| Valutazione | Visualizzazioni delle camere e tempo sul sito | Se contenuti e proposta rispondono ai dubbi |
| Prenotazione | Tasso di conversione e abbandono del booking engine | Dove il processo commerciale crea ostacoli |
| Soggiorno | Richieste, reclami e tempo di risposta | Qualità dell’operatività e dell’assistenza |
| Fedeltà | Recensioni, ritorni e prenotazioni dirette successive | Se la soddisfazione diventa relazione |
Il tasso di conversione, per esempio, va letto insieme alla fonte del traffico e al tipo di soggiorno. Una campagna può generare molte visite ma poche prenotazioni perché intercetta utenti ancora in fase esplorativa, non necessariamente perché è inefficace.
Tra gli strumenti più utili ci sono PMS, CRM, booking engine, channel manager, analytics e piattaforme per la gestione delle recensioni. La tecnologia aiuta quando i dati sono collegati e comprensibili; aggiungere software senza definire prima il processo crea soltanto più pannelli da controllare e nessuna decisione migliore.
Leggi anche: Impostazioni OTA - La guida per massimizzare vendite e margini
La personalizzazione ha bisogno di misura
Usare il nome dell’ospite o ricordare una preferenza può rendere il rapporto più umano. Ma messaggi troppo frequenti, offerte irrilevanti o comunicazioni basate su dati raccolti senza chiarezza producono l’effetto opposto.
La personalizzazione più efficace spesso è semplice. Una proposta per un soggiorno più lungo, un’informazione utile sul parcheggio o un suggerimento legato al motivo del viaggio hanno più valore di una sequenza automatica piena di promozioni.
Gli errori che indeboliscono il percorso del cliente
Il primo errore è osservare soltanto la fase della prenotazione. Un hotel può avere un booking engine perfetto e perdere comunque clienti perché le foto non corrispondono alla realtà, le recensioni restano senza risposta o l’accoglienza non mantiene la promessa della campagna.
Un altro problema frequente è progettare la comunicazione per il reparto che la produce. Il cliente, invece, non ragiona per silos. Percepisce un’unica esperienza, anche quando dietro ci sono agenzia, reception, revenue manager e piattaforme diverse.
- Misurare solo i clic senza verificare prenotazioni, marginalità e qualità degli ospiti.
- Ignorare il mobile, nonostante molte ricerche e prenotazioni inizino da smartphone.
- Raccogliere dati senza usarli per correggere un problema concreto.
- Considerare le recensioni un risultato finale invece di una fonte continua di insight.
- Automatizzare ogni messaggio anche quando una risposta personale sarebbe più adatta.
- Promettere più di quanto il servizio possa mantenere, creando aspettative difficili da recuperare.
Io darei priorità a un solo tratto critico alla volta. Se molti utenti abbandonano il processo dopo aver selezionato la camera, conviene semplificare tariffe, condizioni e pagamento prima di investire in una nuova campagna.
La prossima ottimizzazione può partire da un solo touchpoint
Un percorso ben progettato non è definitivo. Cambiano mercati, dispositivi, abitudini di viaggio, canali e aspettative, quindi la mappa va rivista quando emergono nuovi dati o quando il servizio viene modificato.
Per iniziare bastano tre domande. Che cosa deve capire il cliente? Che cosa potrebbe preoccuparlo? Quale passaggio possiamo rendere più semplice già questa settimana? Le risposte aiutano a scegliere interventi concreti invece di inseguire ogni nuova tendenza tecnologica.
La differenza, alla fine, non la fa il numero di canali attivati, ma la continuità tra promessa, prenotazione e soggiorno. Quando marketing, distribuzione e operatività lavorano nella stessa direzione, ogni contatto diventa più chiaro, più utile e più vicino a una relazione duratura.
