Il funnel marketing funziona davvero quando smette di essere una slide e diventa un modo concreto per leggere il passaggio dal primo contatto alla prenotazione. Qui trovi una guida pratica alle fasi, ai contenuti e ai canali che contano davvero, con un taglio pensato per chi lavora tra marketing, distribuzione e ospitalità. Io lo uso come una mappa operativa: non per forzare il percorso, ma per capire dove intervenire con precisione.
Il funnel serve a trasformare attenzione, fiducia e interesse in prenotazioni misurabili
- Il percorso d’acquisto non è lineare: le persone passano più volte tra ricerca, confronto, prova sociale e acquisto.
- Ogni fase richiede contenuti diversi, dal contenuto informativo alla prova di valore fino alla spinta finale alla conversione.
- Nell’hospitality, distribuzione diretta, OTA, metasearch ed email devono lavorare con ruoli distinti, non in competizione cieca.
- Se misuri solo il traffico, rischi di ignorare i punti di attrito che bloccano il booking engine.
- Un funnel semplice, ben tracciato e con pochi obiettivi chiari spesso rende più di una macchina complessa e dispersiva.
Perché il percorso d’acquisto non è più una linea retta
Salesforce descrive il customer journey come un tragitto spesso tortuoso, e sul campo lo vedo anch’io: una persona scopre una struttura su un contenuto o su un social, confronta recensioni e prezzi, torna sul sito diretto e decide magari solo dopo ore o giorni. Per questo l’imbuto resta utile, ma solo se lo trattiamo come un modello di lettura, non come una sequenza rigida che tutti seguono allo stesso modo.
Nel settore hotel e servizi, questa lettura è ancora più importante perché il cliente non compra solo una camera o un pacchetto: compra fiducia, comodità, chiarezza e assenza di frizioni. Se il messaggio è giusto ma il sito è lento, il funnel si interrompe. Se il prezzo è competitivo ma la proposta non è chiara, si perde il confronto prima ancora della prenotazione.
Io parto sempre da una domanda semplice: che cosa deve capire la persona in questo momento per fare il passo successivo? Quando la risposta è chiara, anche il canale giusto emerge con più facilità. E a quel punto ha senso guardare le fasi una per una, perché ognuna chiede un tipo diverso di contenuto e di prova.

Le quattro fasi che devi coprire davvero
Quando progetto un percorso di conversione, non mi interessa complicare il modello: mi interessa coprire bene le quattro domande che il cliente si fa prima di prenotare. Ogni fase ha un compito preciso, e se una manca, il resto lavora con più fatica.
| Fase | Domanda del cliente | Contenuti e azioni utili | Errore tipico | Indicatore da guardare |
|---|---|---|---|---|
| Awareness | Che problema o desiderio sto cercando di risolvere? | Articoli utili, guide sulla destinazione, video brevi, pagine informative, contenuti SEO, social con contenuto reale | Parlare subito di prezzo e promozione senza costruire interesse | Traffico qualificato, impression, CTR, tempo di lettura |
| Consideration | Quali opzioni ho e perché questa dovrebbe essere la migliore? | Confronti tra camere o servizi, FAQ, testimonianze, recensioni, pagine di benefit, newsletter, metasearch | Restare generici e non aiutare il confronto | Visite di ritorno, click verso il booking engine, micro-conversioni |
| Decision | Posso fidarmi abbastanza da prenotare ora? | Booking engine veloce, condizioni chiare, vantaggi della prenotazione diretta, urgenza reale, prova sociale | Form lunghi, costi nascosti, informazioni sparse | Tasso di conversione, abandonment rate, costo per acquisizione |
| Loyalty | Ha senso tornare qui anche la prossima volta? | Email pre-arrivo, upsell, follow-up post-soggiorno, vantaggi per il ritorno, CRM | Chiudere la relazione al check-in | Repeat rate, upsell, quota di prenotazioni dirette nel tempo |
La parte più sottovalutata è la consideration, perché non genera subito una prenotazione ma prepara il terreno. In un hotel, per esempio, una pagina che confronta chiaramente tariffe, benefit diretti, servizi inclusi e differenze tra tipologie di camera vale più di una promo generica. Non è un dettaglio creativo: è il punto in cui il cliente capisce se vale la pena continuare.
Io considero la fase di loyalty parte piena del funnel, non un’appendice. Nel turismo il valore reale non arriva solo alla prima conversione, ma spesso alla seconda o alla terza, quando il cliente torna perché si è trovato bene, si è sentito seguito e sa già che il processo sarà semplice. Quando queste fasi sono chiare, il funnel smette di essere teoria e diventa una macchina di distribuzione molto più leggibile.
Come lo applico a marketing e distribuzione in hotel
Se lavoro su una struttura ricettiva, non separo mai marketing e distribuzione come se fossero mondi distanti. Il sito e il booking engine devono convertire, le OTA devono intercettare domanda e fiducia, le campagne a pagamento devono presidiare l’intento, l’email deve riportare l’ospite nel perimetro diretto. Il punto non è scegliere un canale “giusto” e demonizzare gli altri: il punto è assegnare a ogni canale un ruolo preciso nel percorso.| Canale | Ruolo nel percorso | Cosa deve fare bene |
|---|---|---|
| SEO e contenuti | Attivare la scoperta e intercettare bisogni iniziali | Rispondere a domande concrete, posizionare il brand, portare traffico qualificato |
| OTA e metasearch | Ampliare la visibilità e supportare il confronto | Mostrare fiducia, disponibilità e presenza di mercato |
| Paid search e display | Intercettare l’intento e recuperare chi è già vicino alla decisione | Far arrivare l’utente alla pagina giusta con un messaggio coerente |
| Email e CRM | Coltivare il ritorno e il post-soggiorno | Personalizzare l’offerta, attivare upsell e fidelizzazione |
| Booking engine e sito diretto | Chiudere la conversione | Essere veloci, chiari, trasparenti e facili da usare da mobile |
| Retargeting | Recuperare chi ha abbandonato | Richiamare l’attenzione con messaggi pertinenti, senza essere invadente |
Cloudbeds suggerisce di destinare al marketing una quota compresa tra l’8% e il 15% del fatturato annuo, con una tendenza verso il livello più alto nelle strutture nuove o riposizionate. Io la leggo come una bussola, non come una regola fissa: se il budget è limitato, è ancora più importante concentrarlo su pochi snodi ad alto impatto, invece di disperderlo su troppi fronti.
In pratica, se il budget è stretto, preferisco una combinazione molto sobria ma ben eseguita: una pagina destinazione forte, una sequenza email pulita, una campagna di retargeting misurabile e un booking engine senza attriti. È meno appariscente di una strategia “onnicomprensiva”, ma nella maggior parte dei casi produce risultati più leggibili e più difendibili.I numeri che ti dicono se il percorso funziona
Quando il funnel è impostato bene, i numeri non servono solo a controllare il risultato finale: servono a capire dove si inceppa il percorso. Io guardo sempre tre livelli: visibilità, intenzione e conversione. Se uno sale e gli altri restano fermi, il problema è localizzato; se tutti sono deboli, il messaggio di base non sta funzionando.
| Indicatore | Che cosa racconta | Come lo interpreto |
|---|---|---|
| CTR e impression | Se il messaggio iniziale attrae attenzione | Se sono bassi, il contenuto o l’annuncio non promettono abbastanza valore |
| Engagement sulle pagine | Se il contenuto mantiene interesse | Se la permanenza è bassa, il testo o la pagina non rispondono alla domanda reale |
| Click verso il booking engine | Se l’utente sta passando dalla valutazione all’azione | Se manca questo passaggio, la proposta non è ancora abbastanza convincente |
| Tasso di conversione | Se il momento finale è fluido | Se crolla, il problema è spesso tecnico, di fiducia o di prezzo percepito |
| Abbandono del booking | Se il flusso crea frizione | Se è alto, il percorso è troppo lungo o poco chiaro |
| Quota di prenotazioni dirette e repeat rate | Se la distribuzione sta creando valore nel tempo | Se restano bassi, il canale diretto e il post-soggiorno vanno ripensati |
Qui il rischio più comune è leggere solo il last click. È utile per ottimizzare l’ultima spinta, ma da solo racconta una storia parziale, perché tende a premiare i canali finali e a sottovalutare quelli che hanno creato la domanda. Se vuoi capire davvero come lavora il funnel, devi collegare le metriche tra loro e non considerarle come compartimenti stagni.
In una struttura alberghiera, per esempio, un aumento del traffico senza aumento delle prenotazioni dirette non è una vittoria: può voler dire semplicemente che stai attirando curiosi, non ospiti pronti a convertire. La domanda giusta non è “quante visite ho fatto?”, ma “quante persone ho fatto avanzare al passo successivo?”.Gli errori che vedo più spesso
Quando un funnel non funziona, nella maggior parte dei casi il problema non è l’assenza di strumenti. È l’assenza di coerenza tra messaggio, canale e fase del percorso. Gli errori che incontro più spesso sono sempre gli stessi, e quasi sempre si possono correggere senza rifare tutto da capo.
- Parlare troppo presto di vendita: se l’utente non ha ancora capito il valore, un’offerta aggressiva non basta.
- Usare lo stesso messaggio per tutti: chi non conosce la struttura e chi sta per prenotare hanno bisogni diversi.
- Trascurare le pagine di confronto: FAQ, policy, benefit diretti e prove sociali aiutano più di quanto sembri.
- Ignorare il mobile: se il booking da smartphone è lento o macchinoso, la perdita avviene proprio nel momento migliore.
- Misurare solo il volume: traffico e impression non pagano le bollette se non portano margine.
- Chiudere la relazione alla prenotazione: senza post-soggiorno e CRM, il funnel resta monco.
Un altro errore che vedo spesso è il tentativo di “riempire” ogni fase con una quantità eccessiva di contenuti. In realtà serve il contrario: pochi asset, ben allineati, scritti con precisione e collegati a obiettivi chiari. Troppa complessità rende tutto più difficile da misurare e più facile da abbandonare.
Se un hotel non ha risorse per fare tutto, meglio scegliere tre priorità nette: una pagina che attiri la domanda iniziale, una pagina che aiuti il confronto e una sequenza che recuperi chi non ha prenotato. È una base solida, e spesso è già sufficiente per vedere dove il sistema perde energia.
Se dovessi costruirlo da zero, partirei da una sequenza semplice
Quando un progetto parte da zero, io preferisco una logica molto concreta. Non cerco subito la struttura perfetta: costruisco invece una versione minima, misurabile e utile, che possa essere migliorata senza perdere il controllo del percorso.
- Mappo i punti di caduta: guardo dove l’utente entra, dove si ferma e dove abbandona il flusso.
- Creo un contenuto per la fase iniziale: una guida, una pagina utile o un contenuto che risponda a una domanda reale.
- Preparo un contenuto di confronto: una pagina che chiarisca benefit, differenze e motivi per scegliere la prenotazione diretta.
- Rendo il booking engine più leggero: meno passaggi, più chiarezza, più fiducia, soprattutto da mobile.
- Attivo un recupero semplice: una sequenza di 3 email in 10 giorni o un retargeting essenziale per chi ha abbandonato.
- Controllo pochi KPI: traffico qualificato, click al booking engine, conversione, abbandono e quota di ritorno.
In pratica, il valore del funnel non sta nel complicare il marketing, ma nel dare a ogni fase un compito chiaro e a ogni canale un ruolo misurabile. Nell’hospitality è questo che fa la differenza tra visibilità e prenotazioni, tra occupazione e margine, tra una presenza digitale qualunque e una distribuzione davvero governata. Se il budget è limitato, io preferisco sempre una macchina piccola ma leggibile a un sistema grande che nessuno riesce davvero a leggere.
